Bon Jovi a Udine, il report: We had a nice day!

By | 22/07/2011

di Alberto Murru

Udine, 17 luglio. La città si sveglia ignara di vivere, non una classica giornata di luglio ma, un evento! Giusto un po’ di nuvole in cielo e la pioggia prevista per la serata sembrano rendere la giornata meno monotona.

Ma , Udine è comunque la metà italiana del “Live 2011 Tour” dei Bon Jovi. E sarà ricordata come una delle migliori esibizioni  in terra europea della band.

Il luogo non si presenta adatto all’evento: c’è poca disponibilità di alloggio in città e la domenica mattina la città sembra morta. Ma questo non ha scoraggiato i fan giunti da tutte le parti d’Italia, dalla vicina Slovenia e da altri Paesi ancora. Già da metà mattina, i parcheggi dello stadio “Friuli” iniziano a riempirsi di auto e di pullman. Chi ha potuto si è mosso direttamente col camper. L’apertura dei cancelli è prevista per le 16.15, ma la fila si forma già intorno alle 13. Il cielo leggermente velato non impedisce al sole di farsi sentire, perciò la Protezione Civile si impegna per rinfrescarci con gli idranti. Pian piano, l’adrenalina sale. Mentre siamo in coda, arriva un gruppo di ragazzi del fan club italiano che distribuisce delle bandiere e dei fogli con le “istruzioni per l’uso”.  I ragazzi hanno fatto un lavoro immane:  si sono auto-quotati e hanno predisposto una coreografia per “We weren’t born to follow” e “Wanted dead or alive”. Il tutto è stato preparato tenendo all’oscuro i Bon Jovi e il loro staff. Una volta dentro lo stadio, sulle poltroncine della tribuna coperta e dei distinti, si notano altri fogli colorati, che lasciano intuire le diverse parti della coreografia.

Nel prato, si socializza tra fan. Il pubblico è molto vario: ci sono i fan di vecchia data ( da notare le ammiratrici ormai quarantenni venute, persino coi figli, anche per gustarsi il sorriso accattivante di Jon!), non mancano  giovani appassionati della band americana, ma anche amanti del rock in generale e chi voleva partecipare semplicemente all’ evento.  Il popolo rock è vario! Si sentono “reduci” di decine di concerti raccontare le loro avventure ai più giovani e inesperti. C’è chi parla dei concerti già messi in programma per il futuro. Chi si da appuntamento a Roma per Slash. Chi dibatte su l’anima più o meno rock dei cantanti italiani. Una nota di merito va agli addetti alla sicurezza che, quando ormai il pubblico nel prato era così compatto da impedire ogni spostamento, hanno condiviso la propria scorta d’acqua con le prime file.

Di tutto rispetto la band che ha aperto il concerto: i Flemt. Il quintetto rock marchigiano ha vinto un concorso per poter essere lì. Hanno conquistato il pubblico di Udine e hanno ricevuto persino i complimenti dallo staff dei Bon Jovi. Consiglio di tenerli d’occhio!

Come previsto, alle 21.15, ha inizio l’Evento!

Si parte subito forte con “Raise your hands”  e via per due ore e venti di puro spettacolo. Neanche la  pioggia ha fermato lo scatenatissimo Jon. Sulle note di “We weren’t born to follow”  è partita la coreografia: la tribuna coperta ha composto la bandiera americana; di fronte, nei distinti, è apparsa la scritta rossa “JOVI”, su sfondo bianco; mentre nel prato sventolavano migliaia di Tricolori. Durante la prima strofa, la sorpresa e il colpo d’occhio sono stati tali che Jon, per un paio di secondi, ha smesso di cantare. La coreografia si è ripetuta anche per “Wanted dead or alive”. Il concerto si è trasformato così in una festa. Uno scatenato Jon  ha mostrato tutte le sue doti di trascinatore e di leader, ha interagito e scherzato coi “40.000 parenti” della band e li ha fatti emozionare con l’acclamata “Always”.  Ed è da segnalare inoltre l’ottima performance del chitarrista Richie Sambora la cui assenza, per le date europee del tour, era data per certa.

A Udine, WE HAD A NICE A DAY!!!!


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Articolo pubblicato il 22/07/2011, 0 visualizzazioni

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